Di visione politica, crocifissi e tortellini

Fioramonti (M5S): lo Stato è laico, togliamo il crocifisso dalle aule e mettiamo la cartina del mondo.

Morani (PD): cittadinanza a giovani stranieri nati e cresciuti in Italia norma importante ma non è il momento.

Salvini (Lega): il tortellino “accogliente” al pollo è follia, si rinnega tradizione.

Queste sono dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni da noti esponenti dei tre principali partiti italiani. Affermazioni che solleticano i rispettivi elettorati in nome di un apparente buon senso che consisterebbe appunto in una verità a portata di tutti, ovvia, per la quale non sarebbe necessario compiere sforzi di comprensione e men che meno elucubrazioni intellettuali ma semplicemente da accettare così com’è: pane al pane, vino al vino.

Sotteso a queste dichiarazioni c’è il tentativo degli attuali rappresentati politici di rinunciare alle proprie prerogative, alla loro responsabilità di guidare il Paese per affrontare le sfide di oggi, per le quali invece sono stati votati. Preferiscono nascondersi dietro una presunta volontà popolare anziché compiere la fatica del confronto.

E’ del tutto evidente che di simili “rappresentanti” l’Italia non ha affatto bisogno perché non servono a nulla, se non a replicare a livello nazionale le mille stupide polemiche a cui assistiamo quotidianamente sui social network (ai quali non a caso i politici italiani sono molto affezionati).

Abbiamo bisogno di politici che esercitino responsabilmente il loro essere rappresentanti del popolo ovvero, parafrasando David Maria Turoldo, che non cerchino né il consenso né il dissenso ma cerchino il senso, la strada lungo la quale condurre la società; che è molto di più delle singole opinioni di ciascuno bensì è frutto di una sintesi che nasce dal confronto tra differenti visioni della società.

Per questo motivo personalmente non riesco ad appassionarmi ad alcun attuale rappresentante politico e ai loro partiti. Non c’è una visione della società nelle loro dichiarazioni e nei loro programmi, non c’è l’idea di una democrazia partecipata e a dispetto dei proclami la loro azione politica non è altro idolatria del proprio ego sotto forma di partito.

Mi pare che l’unica speranza per un approccio diverso alla realtà e per un ritorno alla Politica con la P maiuscola è rappresentato da Democrazia Solidale, un movimento nato dal basso nel 2018 e non dal personalismo di nomi altisonanti. Questa nuova formazione si pone come preciso obiettivo quello di riformare la democrazia mettendo il NOI al centro. Per costruire la società di domani e non per guardarsi il proprio ombelico.

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