Tra Ferragosto e Natale. Pensieri sparsi

Il bus 142 di Christopher McCandless, il ragazzo morto all’età di 23 anni protagonista del libro di Jon Krakauer e portato sulla grande schermo da Sean Penn, è stato rimosso. L’amministrazione dello Stato dell’Alaska ha deciso di distruggerlo per evitare che gli escursionisti potessero mettersi in pericolo. McCandless dopo aver lasciato casa e famiglia si mise in viaggio da solo alla ricerca di se stesso, trovando la morte in circostanze sfortunate. Nei suoi diari scrisse la frase chiave della sua storia: “la felicità è reale sono se condivisa”.

In questi mesi di pandemia fioccano gli inviti a godere delle propria situazione, a riprendersi la propria vita senza mettersi in pericolo; a rispettare il proprio lavoro e la propria azienda, per chi ancora ce l’ha. Sono messaggi che istintivamente possono suscitare immediata simpatia ma riflettendoci più a fondo dobbiamo riconoscere che stare bene pensando a chi sta peggio di noi non è granché. Per questo se siamo più fortunati nell’affrontare una crisi, come persone o come Paese, a prescindere se ciò dipenda dalla nostra bravura o dalle circostanze, abbiamo la responsabilità di aiutare chi è più in difficoltà. Proprio perché come comprese McCandless “la felicità è reale solo se condivisa”.

La pandemia ci rivela l’alto grado di connessione che c’è ormai tra tutta la famiglia umana e quanto sia importante cooperare affinché tutti possiamo ritenerci al sicuro.

Ci dividono frontiere sempre più labili, cieli, terre e mari rapidamente attraversabili.
Davvero mostrare la faccia cattiva, essere inflessibili con i più poveri può metterci al sicuro?

Volere il bene di chi più soffre non è buonismo perché se siamo un’unica famiglia, un unico corpo, allora non si può restare indifferenti alla sofferenze di mio fratello o di mia sorella.

Ma dove comincia la prossimità? Certo non può essere la soglia di un porto, un confine, una carta di identità o un passaporto a definirla. Ogni giorno nel vissuto quotidiano, in famiglia, a lavoro, in città, ciascuno potrà, se vorrà, aprire gli occhi sulle tante sofferenze di fronte alle quali avrà deciso di non voltarsi dall’altra parte.

Se ci fosse una classifica sulla generosità dei mesi dell’anno, sicuramente potremmo dire che Dicembre sarebbe il mese più “generoso” mentre Agosto probabilmente sarebbe il più “egoista” con il suo riposo dalle cose quotidiane, il distacco dagli altri e dalla città.

Facile quindi per il solito politico di turno girare per le spiagge e le città ad aizzare il popolo contro “gli immigrati che sputazzano e infettano”. Egli spara il suo messaggio come uno spot pubblicitario, sperando che il sottofondo rumoroso possa diffondere il virus egoista e faccia vendere il suo prodotto all’elettore/consumatore distratto dal caldo e dalle ferie.

L’antidoto alla diffusione di questo virus è ricordarsi che “o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai” come cantavano Carboni e Jovanotti nella cover natalizia di “More than Words”. Al solito sono i poeti con le loro pennellate espressive a sintetizzare con mirabili metafore il senso di ciò che gli uomini portano nel cuore.

“PENSA AGLI ALTRI

Di Mahmoud Darwish

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri, coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.”

Per fortuna anche in queste giornate d’agosto c’è chi decide di non pensare solo a sé e di dedicare del tempo a chi è solo e non ha una casa. Questi gesti concreti sono il presidio contro il diffondersi della barbarie.

E non a casa la tradizione e la sapienza della Grande Chiesa ha voluto porre al cuore della festività pagana delle “Feriae Augusti” che comunemente traduciamo con il termine di Ferragosto, la festa dell’Assunzione in cielo della Vergine Maria, il prototipo dell’umanità voluta da Dio, l’essere per gli altri che così divinamente è stata descritta da Dante nell’ultimo Canto del Paradiso:

Vergine madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

  termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

   non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face

di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disïanza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fïate

liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontate.

La tenda issata per ripararsi dal solo cocente durante il pranzo domenicale della Comunità di Sant’Egidio a Perugia

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