Il vo(l)to degli italiani

La netta sconfitta subita dalla sinistra italiana, declinata in tutte le sue forme, da quella radicale a quella riformista, si inserisce in quadro di generale crisi della “sinistra”, in tutte le democrazie occidentali europee. Ciò è causato dall’impoverimento, effettivo o relativo, che la classe media ha subito negli ultimi anni nei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi economica. A tale impoverimento gli elettori hanno risposto sanzionando nelle urne non solo la sinistra ma tutti partiti di governo incapaci di adottare una strategia politica e comunicativa in grado di rispondere ai bisogni dell’elettorato.

Ad essere premiati sono stati i partiti che negli ultimi anni non hanno mai governato anzi hanno portato avanti una opposizione dura, andando in mezzo alla gente e attaccando in maniera sistematica su determinati argomenti che hanno fatto presa sui cittadini, alimentandone la paura: l’invasione degli immigrati e la tecnocrazia dell’Europa sono stati i due cliché. Il tutto condito da promesse elettorali appetitose per alcuni target elettorali (la proposizione del reddito di cittadinanza per il M5S, l’abolizione della Legge Fornero per la Lega, l’espulsione degli stranieri irregolari per entrambi).

I flussi elettorali indicano che le forze moderate sono state cannibalizzate da quelle c.d. populiste. Il PD a favore del M5S, Forza Italia e gli altri partiti minori dalla Lega. Lo scenario del tutto nuovo nella politica italiana è quello che disegna una polarizzazione sulle estremità dello schieramento parlamentare. E’ indubbio che nell’elettorato abbia vinto il risentimento verso le forze politiche che hanno governato e la paura per alcuni scenari apocalittici paventati dalle nuove forze politiche che hanno saputo stare più vicino alle gente rispetto alle altre, così confermando nell’elettore la convinzione che fossero state abbandonate in balia degli eventi.

Non c’è dubbio che, al di là di questa o quella forza politica uscita sconfitta o vittoriosa, ad essere perdente in modo netto è tutto il mondo cattolico. La Chiesa di Papa Francesco che pure continua ad esprimersi in maniera netta in favore dei poveri e dei migranti non ha avuto spazio nell’agone politico. Ciò è dovuto, a mio avviso, in parte ad un difetto di rappresentanza, in parte all’incapacità da parte della politica di far emergere ciò che Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, definisce “comunità di popolo”, dando rilevanza e visibilità ad un “vissuto cristiano di solidarietà, di amicizia sociale e di fede“. Riprendere il filo di questa trama è fondamentale per rincuorare e rinsaldare un tessuto sociale impaurito dal futuro.

Gli avversari da sconfiggere sono ostici. Da un lato c’è un fenomeno sociale che è riduttivo definire populista. Il giornalista Leonardo Bianchi preferisce definirlo attraverso la categoria del “gentismo”, un’evoluzione più complessa del populismo: “atteggiamento politico di calcolata condiscendenza verso interessi, desideri, richieste presuntivamente espressi dalla gente, considerata come un insieme vasto e, sotto il profilo sociologico, indistinto”. Dall’altro lato, c’è una chiusura dell’elettorato rispetto alle tendenze globaliste le cui conseguenze producono, come reazione, paura del futuro e quindi premio per le forze politiche escludenti.

La risposta a tutto ciò non può che essere una rinnovata fiducia verso il futuro, o meglio ancora con l’entusiasmo che nasce dall’impegno concreto e quotidiano per una società non escludente, accogliente, amica di tutti ed in particolare degli ultimi.

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