Lamerica

Trump dichiara di voler riprendere il controllo del canale di Panama, di annettere il Canada e la Groenlandia e ribattezza il Golfo del Messico, Golfo d’America. Al di là delle dichiarazioni ad effetto, la nuova amministrazione USA mette in chiaro che farà di tutto per continuare a mantenere l’egemonia politica militare e industriale anche nel XXI secolo.
Il tutto mentre un’azienda americana, la Starlink di Elon Musk con il suo innovativo sistema satellitare, si sta assicurando il controllo dello spazio intorno alla terra e dei sistemi di comunicazione.

La presidente messicana risponde mostrando una carta geografica del Seicento in cui il Nordamerica è indicato come “America messicana”. La Corona danese, dal canto suo, mette in evidenza la Groenlandia nel proprio stemma reale.

Le dichiarazioni di Trump sui territori vicini ci hanno colto di sorpresa. Convinte o no che fossero, ci hanno riportato indietro nel tempo, a rivendicazioni ottocentesche che non ci aspettavamo dagli USA. Evidentemente la minaccia alla leadership mondiale rappresentata dalla Cina spinge anche gli States sulla strada del colonialismo di stampo europeo.

E allora proprio una curiosa storia sul nome del continente americano, raccontata in un libro uscito da poco, è il miglior antidoto per contestualizzare e dissacrare le dichiarazioni scomposte del potente di turno.

Paolo Chiesa, professore universitario, storico del Medioevo, racconta di come ha scoperto la più antica citazione delle terre d’oltreoceano, risalente addirittura al Trecento. Un prolisso e ambizioso frate domenicano milanese, Galvano Fiamma, riporta nella sua Cronica universalis, mai terminata, le storie marinare che arrivano dal porto di Genova, in cui si parla di una terra ricca di boschi, ad Ovest della Groenlandia, chiamata Marckalada.

È la fonte più antica relativa all’esistenza del continente americano, 150 anni prima del viaggio di Colombo.

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